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Categoria: Crescere giocando

L’educazione dei bambini parte dal gioco. E tu, giochi con tuo figlio?

L’educazione dei bambini parte dal gioco. E tu, giochi con tuo figlio?
By D D 2 mesi fa 7892 Visualizzazioni Nessun commento

Essere bambini oggi è difficile. Il concetto di gioco è molto cambiato. La generazione dei nati negli anni ‘90 ha avuto un’infanzia molto felice, in cui il tempo trascorso all’aperto era il protagonista indiscusso dei pomeriggi dei piccoli. L’educazione dei bambini era molto incentrata sulla capacità di fare della fantasia, la loro alleata numero uno.

Giocare, voleva dire correre, cadere, sbucciarsi le ginocchia perché si era spericolati. Giocare voleva dire anche buttarsi nelle pozzanghere per divertimento. Ve li ricordate i giochi più famosi, quelli che ci hanno fatto ridere tanto da bambini? “Nascondino”, “Acchiapparello”, “ 1 2 3 Stella” e poi i giochi da tavola, come “Battaglia Navale”, “Monopoli” e “Uno”.

La creatività dominava la nostra infanzia. Eravamo bambini liberi. I genitori sì, non mancavano di essere apprensivi, ma alle giostre al parco ci portavano spesso. Ultimamente è uscito al cinema un film, che ha riportato molto l’attenzione sul concetto dell’infanzia.


Il Ritorno al bosco dei 100 acri, di Marc Forster. Il film è ispirato al romanzo di Winnie Puh. La storia racconta di come il protagonista, una volta cresciuto e “svezzato” dalla sua campagna londinese, perché costretto a studiare in collegio, per un caso assurdo della sua vita si imbatte nell’orsetto che lo aveva accompagnato nella sua giovane infanzia. Da adulto non è più capace di “giocare” e divertirsi, tanto da trovare assurda ogni richiesta di Winnie Puh.

Molto significativo è il concetto che il regista ha voluto far passare al pubblico: “crescere, non deve per forza voler dire perdere la fantasia”.

In seguito ad una serie di peripezie, poi, il protagonista ritroverà la sua amata infanzia e riuscirà ad avvicinarsi nuovamente alla sua famiglia.


Educazione dei bambini: quando il gioco è solo materiale

Educare i figli rendendoli bambini felici, non vuol dire necessariamente comprargli un giocattolo e lasciarli a se stessi. A tutti i bambini piacciono i giocattoli ed è giusto far loro dei regali, per rendere la loro infanzia piacevole e spensierata. Quello che però bisognerebbe ricordarsi, in quanto noi giovani genitori, è di non fargli credere che il gioco sia tutto lì.

Il nostro dovere morale è quello di sederci accanto a loro e giocare, cercando di scoprire di nuovo il mondo con i loro occhi. Dovremmo insegnargli che il gioco è prima di tutto condivisione e non una nostra via d’uscita per tenerli buoni, mentre noi ci impegniamo in altro.

I bambini che ricevono stimoli di questo tipo, dati quindi dall’attenzione di un genitore, è provato che crescono con una maggiore capacità di relazionarsi con il mondo. Chiaramente è molto importante che i piccoli stiano tra di loro e che possano trascorrere ore a fare discorsi senza senso, mentre costruiscono un fortino dei soldati o una casa delle bambole.

La figura genitoriale dovrebbe essere una piacevole guida anche nel gioco, perché è proprio in quest’ultimo che si riconoscono le loro propensioni e capacità. Quante volte i nostri genitori ci hanno raccontato di quanto eravamo bravi con i Lego? Che vedevano in noi dei futuri ingegneri? Quante volte ci siamo sentite dire che la nostra passione era truccare le bambole o prendere il tè in compagnia della nostra mamma?

Sono tante e differenti le esperienze di ognuno di noi, ma ogni bambino che sia cresciuto negli anni ‘90, ricorda che il gioco era molto più di camper dei pompieri o di Superman in miniatura. Tutto questo c’era, ma c’erano anche i nostri genitori, che con noi, scoprivano il nostro mondo e ci guidavano verso una crescita serena.